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       La recherche de Foucault a été toujours marquée par un intérêt très fort pour l’actualité. Dans ses interventions, il a fréquemment indiqué ceux qui, à son avis, pouvaient être lus comme points de départ pour des résistances en acte, ou pour des pratiques de résistance possibles. L’individuation de ces « lignes de fragilité » est, d’ailleurs, pour Foucault, l’une des tâches principales du travail de recherche historique et philosophique. Dans Le sujet et le pouvoir, par exemple, Foucault indique certaines pratiques, comme celles de « l’opposition au pouvoir des hommes sur les femmes, des parents sur leurs enfants, de la psychiatrie sur les malades mentaux, de la médicine sur la population, de l’administration sur la manière dont les gens vivent », en les considérant comme une sorte de « catalyseur chimique qui permet de mettre en évidence les relations de pouvoir ». (Le sujet et le pouvoir, pp. 1044-1045)

       Quelles sont, à votre avis, aujourd’hui, les principales pratiques de résistance en acte et quelles sont, en revanche, les potentielles lignes de transformation à suivre ? En revanche, quelles sont les relations de pouvoir mises en lumière par l’existence de ces pratiques de résistance ?

J. Revel: Non posso rispondere alla domanda – non esistono verità generali in proposito, né ricette magiche da seguire. Quello che invece ci lascia Foucault – ed è per me uno dei lasciti più importanti  del suo pensiero – è l’idea secondo la quale solo la problematizzazione del proprio presente, vale a dire la sua storicizzazione da una parte e la diagnosi delle caratteristiche che lo contraddistinguono dall’altra, può dare luogo ad un pensiero allo stesso tempo critico e affermativo, positivo, propositivo. Credo che Foucault non abbia mai smesso di lavorare in tal senso – storicizzando attraverso l’inchiesta archeologica, e delimitando la specificità del nostro presente per differenziazione rispetto ad uno o più passati, in un gioco di rimbalzo appassionante; ma anche, attraverso un capovolgimento genealogico, chiedendosi in permanenza quale differenza instaurare tra domani ed oggi. Diciamo che se l’archeologia riconosce la differenza esistente tra ieri ed oggi, la genealogia sperimenta la differenza possibile tra domani e l’attualità. Ma non lo può fare se non attraverso un’indagine accurata sul presente, un’“ontologia critica di noi stessi”.

La risposta alla domanda sulle “principali pratiche di resistenza in atto oggi” rimanda per me alla necessità assoluta di saggiare in permanenza allo stesso tempo lo spostamento, la modificazione e la riformulazione della grammatica (e delle pratiche) del potere, e l’espandersi mutevole dei processi di soggettivazione e delle forme che essi, di volta in volta, assumono. Ma, a secondo delle situazioni e dei luoghi del mondo, dello stato dei rapporti di forza e della cartografia delle resistenze, la natura (e la materia: quello che Foucault definisce come ethos) delle pratiche cambia. Se dovessi fare un esempio, mi sembra che oggi, nei paesi di “economia avanzata” – quelli del Primo Mondo, per intendersi - la crisi delle categorie della modernità (che pure avevano funzionato per tre secoli) abbia portato a ripensare le nozioni di privato e di pubblico, proprio perché la loro opposizione non funziona più. E che di conseguenza, sempre di più, si diano lotte per qualcosa che no sia né pubblico né privato, ma che imponga l’invenzione di un altro piano di consistenza politica – il comune – che non è né la naturalità (ciò che il mondo ci offre) né la mera sfera statale (ciò che lo Stato ci garantisce), ma ciò che gli uomini fanno insieme, producono e inventano insieme. Insomma, mi sembra che la rivendicazione del comune sia importante, che stia diventando spesso il nome politico dell’attività inventiva delle soggettività, il risultato sempre rilanciato in avanti di quella libertà intransitiva che tanto premeva a Foucault, e che ovviamente non è suscettibile di nessuna appropriazione, né privata, né tanto meno statale. Comune è certo l’acqua, o l’aria, ma anche (e forse in modo politicamente più essenziale ancora) la conoscenza, i linguaggi, gli affetti, le relazioni, i piaceri, le sperimentazioni di differenze e di eccedenze ovunque esse si diano.

> Lire la réponse de Miguel de Beistegui

> Lire la réponse de Sandro Mezzadra

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